Rapina in banca e gli impiegati lo legano

07 dicembre 2011
Torino – Banca. Ora di pranzo. Un uomo legato mani e piedi, buttato sul pavimento. Supplica, chiede di essere liberato. Intorno, una mezza dozzina di uomini, impegnati a controllare che non si muova. Una scena già vista, ma questa volta c’è qualcosa di diverso. L’uomo a terra è un bandito, quelli intorno sono impiegati e clienti della banca. E fuori, altri due rapinatori bussano con forza per far aprire la porta. Invano.
Tutto accade tra le 12,50 e le 13 di lunedì, nella filiale della Banca d’Alba in corso Siracusa 47. R.F., 46 anni, entra nella bussola della banca. Indossa una maschera di lattice e una parrucca con i capelli rossastri. «Era voltato verso il muro, sembrava che telefonasse» spiega un’impiegata. La cassiera, però, si accorge subito del trucco e blocca le porte. Il bandito rimarrebbe lì, se non fosse per un cliente, che sfiora la maniglia e sblocca il meccanismo della bussola. Ma è sempre lui a mettere per primo le mani addosso al bandito. Scena da film: il cattivo con la faccia contro il muro, le mani dietro la schiena, perquisito in cerca di armi. Questa volta, però, a bloccare il ladro sono tre clienti, con l’aiuto del direttore e del vicedirettore della banca. Agiscono come una squadra affiatata, neanche fossero specialisti del settore sicurezza. Due tengono le braccia, uno schiaccia il bandito contro il muro, il vicedirettore lega con il nastro adesivo le gambe dell’uomo e il direttore gli stringe i polsi dietro la schiena con una fascetta da elettricista. Sdraiato sul pavimento, il bandito fa un ultimo, disperato tentativo: «Faccio il bravo, lo prometto, ma lasciatemi andare».L’esatto contrario di quanto aveva immaginato il bandito prima di entrare in banca. Era pronto a rimanere parecchio nella filiale di corso Siracusa: contatto radio con i complici garantito da un auricolare fissato all’orecchio con un cerotto e connesso a una ricetrasmittente appesa al collo; disturbatore di frequenze gsm infilato nella tasca interna del giubbotto, per impedire a clienti e impiegati di dare l’allarme di nascosto; riproduzione di una pistola semiautomatica Smith & Wesson modello 59 infilata in un borsello nero, assieme ai sacchetti di plastica da utilizzare per trasportare il bottino; guanti in pelle e un tubetto di supercolla per coprire le impronte digitali. Con ogni probabilità, lui e i complici erano pronti ad attendere l’apertura delle casse temporizzate, per evitare di andare con via con pochi spiccioli.
Già, i complici. Due uomini, secondo i testimoni. Uno rimane per qualche istante fuori dalla banca. Bussa contro la porta, assiste alla scena, capisce che il piano è fallito e s’infila nella Lancia «Y» guidata dal complice. I due riescono a fuggire pochi istanti prima che arrivi la Volante schizzata fuori dalla caserma di via Tirreno appena ricevuta la segnalazione. I poliziotti arrivano in forze, una pattuglia si ferma davanti alla banca e altre girano per un po’ in zona alla ricerca dell’auto dei rapinatori. Nulla da fare. Gli agenti si devono accontentare dell’uomo già impacchettato come un pacco regalo.

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