Rapina di 80milioni alla gioielleria Harry Winston

5 dicembre 2008
Parigi – Due coppie eleganti. Parlano in francese, ma si scambiano parole anche in un’ altra lingua, forse slava. Alle 17.30 entrano nella gioielleria «Harry Winston», in Avenue Montaigne, a Parigi. Un tempio del lusso. Pochi istanti dopo, le due coppie – in realtà sono tutti uomini, due di loro si erano travestiti – tirano fuori le pistole per tenere a bada una quindicina di persone, tra clienti e personale. È l’ inizio di quello che potrebbe diventare un film, il «French Job». I banditi sono rapidi, decisi. Non sparano un colpo ma menano fendenti usando il calcio delle armi. Due di loro hanno dei sacchi che riempiono di orologi e gioielli custoditi nelle vetrine. I complici, invece, costringono un commesso ad aprire una cassaforte nascosta dove sono ospitati i pezzi pregiati. La gang è dunque bene informata. Lo dimostra anche il fatto che si rivolgono ai dipendenti della «Winston» chiamandoli per nome. Indizi di una lunga ricognizione e forse della presenza di una «talpa». Per quindici lunghi minuti – una eternità per una rapina di questo tipo – i rapinatori arraffano il possibile, poi fuggono. Quando arrivano gli investigatori della Brigata criminale c’ è poco da fare. L’ allarme è scattato forse in ritardo perché le videocamere interne sono collegate con una centrale in Svizzera e non a Parigi. Si mettono al lavoro anche gli uomini della Scientifica a caccia di qualche elemento. Intanto la direzione fa due conti. Il colpo raggiunge gli 80 milioni di euro. E non poteva essere di meno visto l’ obiettivo. La «Winston» è un nome, un’ istituzione, fa brillare gli occhi dal 1888. Potremmo definirla «La Gioielleria». Hanno lasciato qui assegni con molti zeri, il defunto re Faruk d’ Egitto, Richard Burton quando ha voluto fare un regalo prezioso a Liz Taylor, Aristotele Onassis per comprare l’ anello di fidanzamento per Jackie Kennedy e lo scià di Persia innamorato di un favoloso diamante rosa. Poi Lady D, Jennifer Lopez e Halle Barry. Senza dimenticare Marylin Monroe che nella canzone «I diamanti sono i migliori amici delle ragazze» cinguettava «Parlami, Harry Winston». In realtà la storia dimostra che le gemme hanno anche altri amici. I poliziotti, pur concentrandosi sui «soliti ignoti» francesi, non escludono la mano di una banda venuta dall’ Est. Gli esperti sostengono che solo nell’ Europa orientale è possibile smerciare i valori rubati alla «Winston». E quando si parla di Est è quasi scontato pensare ad una multinazionale del crimine conosciuta come la «Pantera Rosa». Raccontano che sia formata da diverse decine di banditi, in maggioranza croati e serbi. Alcuni di loro avrebbero un passato militare. Il soprannome se lo sono guadagnato imitando il film con l’ ispettore Clouseau: hanno nascosto un diamante in un vasetto di crema. Per l’ Interpol la gang ha lasciato il segno in Belgio, a Tokio, a Dubai, a Montecarlo, a Ginevra. In molti casi ha agito il medesimo gangster: lo hanno scoperto perché hanno rinvenuto tracce del suo Dna in luoghi diversi. I rapinatori cambiano spesso tattica e trucchi. A Biarritz, ad esempio, hanno dipinto di fresco una panchina che era davanti al bersaglio. Così non c’ era il rischio che qualcuno si sedesse e diventasse un testimone scomodo. A Saint Tropez uno di loro è fuggito con una moto ad acqua. Mesi fa, uno slavo, detenuto a San Vittore per un rapina collegata alla «Pantera Rosa», ci ha scritto sostenendo che erano «tutte c…..e », esagerazioni. Non la pensano così gli investigatori e i giudici. Giovedì il tribunale di Chambery ha condannato tre serbi, responsabili di scorrerie in Costa Azzurra dal 2001 al 2003. Tutte zampate della pantera.

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