Si uccide prima del processo per direttissima

9 settembre 2011
Verona – immigrato arrestato per furto suicida in cella di sicurezza. La vittima doveva comparire davanti al giudice ieri mattina. Era irregolare e con precedenti analoghi. Per uccidersi ha sfilato la fettuccina dei pantaloni. Era tra quelli che avevano protestato per i falsi permessi.
S’è appeso alle grate dell’ingresso della cella. S’è impiccato utilizzando la fetuccina dell’interno dei pantaloni, quella che serve alle volte per rinforzare il punto vita, oppure in pezzetti più piccoli a proteggere la parte di orlo che batte sul tacco delle scarpe. Suicidio, mercoledì sera, in una delle celle di sicurezza della questura di lungadige Galtarossa. È stato questo l’imprevedibile epilogo dell’ennesimo arresto di un cittadino marocchino con svariati precedenti penali. M.K., aveva 32 anni, ed era tra quelli che tante volte hanno protestato, anche in piazza San Nicolò e salendo sull’ala dell’Arena, per ottenere il permesso di soggiorno, dopo che era stato truffato nell’ormai nota vicenda, dei falsi permessi di soggiorno. Mercoledì pomeriggio l’uomo era stato arrestato dalle Volanti in via Mazzini, dopo che il personale di sicurezza di uno dei grossi negozi del centro l’aveva sorpreso a rubare due giubbotti. L’uomo era tenuto d’occhio dal personale della vigilanza interna, ed è stato visto che si metteva un giubbotto sopra l’altro. Così davanti alle casse era stato fermato. Quindi consegnato al personale di Volante intervenuto nel frattempo e arrestato. Visto che per ieri mattina era prevista la direttissima, come quasi sempre accade in casi analoghi, il marocchino non era stato portato in carcere a Montorio, ma portato nelle celle di sicurezza della questura. Prassi vuole che proprio per evitare estremi gesti, sia in cella di sicurezza, così come in carcere, ai detenuti piuttosto che ai fermati vengano tolte le cinture, i lacci delle scarpe, persino gli orologi. Come ipotizzare che il fermato potesse scucire dai propri pantaloni la fettuccia di rinforzo? Forse l’immigrato aveva già ipotizzato un suo gesto estremo in caso di un ennesimo arresto? Impossibile stabilirlo. Resta il fatto che tra un passaggio e l’altro del poliziotto di turno, che periodicamente controlla i fermati nelle celle di sicurezza, ha trovato l’uomo appeso alle inferriate. Anche le telecamere che il corpo di guardia tiene sotto controllo lo mostravano: ma l’immagine lo faceva apparire in piedi, vicino al cancello, come se fosse appoggiato a guardare fuori. In realtà era appeso. L’agente ha dato subito l’allarme, sono intervenuti altri colleghi. È stata chiamata Verona Emergenza. I poliziotti hanno subito staccato la vittima da quel cappio improvvisato e hanno cercato di rianimarla, ma non c’è stato niente da fare. È stato quindi informato il magistrato di turno, che era lo stesso del pomeriggio, quando dell’immigrato era stato disposto l’arresto. Nelle prossime ore il sostituto procuratore dovrà decidere se possono essere stabilite responsabilità di terzi rispetto a questa morte. Intanto la salma è stata portata alle celle mortuarie dell’istituto di medicina legale a disposizione sempre del magistrato che potrà decidere se disporre l’autopsia. Verranno disposti anche esami tossicologici per stabilire se l’uomo, al momento della morte fosse sotto l’effetto di stupefacenti o alcol.

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