{"id":1603,"date":"2011-05-06T23:48:42","date_gmt":"2011-05-06T21:48:42","guid":{"rendered":"http:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/?p=1603"},"modified":"2011-05-06T23:48:42","modified_gmt":"2011-05-06T21:48:42","slug":"vanni-fucci-il-guelfo-nero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/?p=1603","title":{"rendered":"Vanni Fucci, il guelfo nero"},"content":{"rendered":"<h1><strong>Vanni Fucci <\/strong><\/h1>\n<p><a href=\"https:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/files\/2011\/05\/W.Blake-Vanni-Fucci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1604\" src=\"https:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/files\/2011\/05\/W.Blake-Vanni-Fucci-233x300.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/files\/2011\/05\/W.Blake-Vanni-Fucci-233x300.jpg 233w, https:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/files\/2011\/05\/W.Blake-Vanni-Fucci.jpg 467w\" sizes=\"auto, (max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><\/a>(Pistoia, &#8230; \u2013 post 1295) \u00e8 un personaggio storico del XIII secolo, originario di Pistoia. La sua fama \u00e8 legata anche all&#8217;esser stato citato da Dante Alighieri nei Canti XXIV e XXV dell&#8217;Inferno. Dante lo mette difatti nella bolgia dei ladri (settima bolgia dell&#8217;ottavo cerchio) per aver compiuto un furto sacrilego nel duomo di Pistoia, dannato ad essere morso dai serpenti e ogni volta viene incenerito per ricomporsi immediatamente come fenice e subire lo stesso supplizio per l&#8217;eternit\u00e0. <em><\/em><\/p>\n<p><em>(Nella foto: dipinto di William Blake &#8220;The snake biting Vanni Fucci&#8221;)<\/em><!--more--><span style=\"text-decoration: underline\">Personaggio storico<\/span><br \/>\nFiglio illegittimo del nobiluomo Fuccio de&#8217; Lazzari, viene in genere indicato come un uomo dall&#8217;indole violenta e facile alla rissa. Quale guelfo nero prese parte alle lotte interne in citt\u00e0 a partire dal 1288, distinguendosi per le razzie che perpetrava a danno delle famiglie avversarie.<br \/>\nNel 1292 partecip\u00f2 alla guerra contro Pisa nella presa della Rocca di Caprona tra le file dei fiorentini e probabilmente fu in quell&#8217;occasione che Dante Alighieri ebbe modo di conoscerlo, restandone particolarmente colpito in senso negativo per le futili atrocit\u00e0 delle quali si rese protagonista.<br \/>\nNel 1293 durante una notte del carnevale, entr\u00f2 in Duomo con una banda di farabutti e depred\u00f2 la Cappella di San Jacopo di oggetti preziosi: tavole d&#8217;argento, reliquie e arredi. Su questo episodio, citato da Dante, la documentazione \u00e8 piuttosto carente e talvolta discordante. Pare che in un primo momento venisse incolpato del furto sacrilego il figlio di un suo amico, forse tale Rampino Foresi (o Vergellesi), il quale era gi\u00e0 stato condannato alla forca quando venne arrestato un complice del Fucci (forse il notaio Vanni della Monna) che svel\u00f2, prima di essere impiccato, il suo coinvolgimento. Nel frattempo Vanni Fucci era riparato nel contado e si era dato alla briganteria, terrorizzando la campagna pistoiese dalla rocca di Montecatini Alto.<br \/>\nNel febbraio 1295 fu condannato in contumacia dal comune di Pistoia quale omicida e predone, ma ci\u00f2 non gli imped\u00ec di essere di nuovo in citt\u00e0 nell&#8217;agosto per compiere nuovi saccheggi contro guelfi bianchi. Non si hanno pi\u00f9 notizie di lui e, stando al passo dantesco egli doveva essere gi\u00e0 morto nel 1300, ma non si sa se per cause naturali o violente.<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline\">Personaggio letterario<\/span><br \/>\nMolti critici sono concordi nell&#8217;indicare Vanni Fucci come il personaggio pi\u00f9 fosco e negativo di tutto l&#8217;Inferno dantesco, nel quale si esprime un fortissimo rilievo drammatico. Il poeta lo incontra nella bolgia dei ladri, quale dannato che viene morso dai serpenti che emergono dalla fossa e ogni volta viene incenerito per ricomporsi immediatamente, come una fenice. Ai due poeti pellegrini si presenta cos\u00ec:<br \/>\n<em>\u00ab &#8220;Io piovvi di Toscana,<\/em><br \/>\n<em>poco tempo \u00e8, in questa gola fiera.<\/em><br \/>\n<em>Vita bestial mi piacque e non umana,<\/em><br \/>\n<em>s\u00ec come a mul ch&#8217;i&#8217; fui; son Vanni Fucci<\/em><br \/>\n<em>bestia, e Pistoia mi fu degna tana&#8221;. \u00bb<\/em><br \/>\n<strong>(Inf. XXIV, 122-126)<\/strong><br \/>\nIn queste poche parole dice che \u00e8 morto da poco e inizia, con compiacimento e senza una minima traccia di rammarico, a raccontare la sua vita scellerata, usando la parola &#8220;bestia&#8221; e immagine ad essa correlate ben 5 volte in tre versi (bestia, bestial, non umana, mul, tana). Si pensa infatti che Bestia fosse il suo soprannome. Dante cita anche la matta bestialit\u00e0 quale uno dei tre pilastri del peccato, che viene in genere indicata con la violenza.<br \/>\nMa nel sistema delle pene e dei peccati di Dante, ripreso dall&#8217;Etica Nicomachea di Aristotele, essi hanno un preciso ordine gerarchico di gravit\u00e0 e la violenza verso il prossimo, per quanto futile e efferata, \u00e8 meno grave dei peccati di malizia, ovvero la frode, dove l&#8217;intelletto umano, il pi\u00f9 grande dono divino, viene usato a fin di male, per recare danno altrui. Vanni sa che si \u00e8 vantato di peccati tutto sommato minori tacendo su quello pi\u00f9 vergognoso del furto: dopotutto a seguito delle sue condanne quale omicida e predone violento erano tristemente famose in tutta la Toscana. Ma Dante dopo aver ascoltato, magari con disgusto, il suo racconto rincalza Virgilio affinch\u00e9 Vanni non mucci, cio\u00e8 non svii, perch\u00e9 quello che ha detto non \u00e8 la colpa che lo ha condannato a questa bolgia, ben pi\u00f9 infamante di quella dei violenti.<br \/>\nAllora il dannato, con un grandioso realismo psicologico, si volta direttamente verso Dante, saltando il tramite di Virgilio, e lo fissa alzando gli occhi e l&#8217;animo, mentre sul suo viso si dipinge la vergogna. Dice infatti che \u00e8 stato colpito nel punto che pi\u00f9 gli duole, cio\u00e8 il farsi trovare in questa miseria presente, fatto ben pi\u00f9 doloroso del morire stesso. A questo punto Vanni deve confessare, per la domanda fattagli da un protetto della Divina Provvidenza, e la sua ammissione \u00e8 completa e degradante: Io fui \/ ladro (la colpa viene citata senza mezzi termini, nella maniera pi\u00f9 diretta e incolpante), aggravato dal sacrilegio del furto degli arredi della sacrestia, per i quali fu erratamente accusato altrui. Nella sua disperazione rabbiosa Vanni si doveva forse essere pentito della tanta spavalda confessione precedente, dove si era presentato con il suo nome intero. Lo scontro personale Vanni-Dante \u00e8 sottolineato dall&#8217;insistenza del &#8220;tu&#8221; che il pistoiese rivolge a Dante, sullo sfondo anche dello scontro a livello politico, essendo i due appartenenti a due fazioni opposte (guelfi neri per Vanni, bianchi per Dante).<br \/>\nMa dopo l&#8217;umiliazione dell&#8217;ignobile confessione egli desidera a sua volta ferire Dante, perch\u00e9 di tal vista egli non possa godere, dicendogli con meschina solennit\u00e0: &#8220;Apri li orecchi al mio annunzio, e odi&#8221;. Segue la profezia, non senza riferimenti oscuri e complessi, della sconfitta dei guelfi bianchi dove &#8220;ogne Bianco ne sar\u00e0 feruto&#8221;; famosa \u00e8 la chiusura del canto: &#8220;E detto l&#8217; ho perch\u00e9 doler ti debbia!&#8221;.<br \/>\nNel canto successivo Vanni Fucci rincara la dose strafacendo: con le due mani rivolte al cielo nel gesto delle fiche dice:&#8221;Togli, Dio, ch\u2019a te le squadro!&#8221;(&#8220;Ti\u00e9 Dio, queste sono per te!&#8221;), prima che due serpenti lo leghino mani e gola e lo facciano rotolare a terra, come punizione per la sua bestemmia e per la sua superbia. Dante ne rimane cos\u00ec disgustato da mettere nero su bianco una cruda invettiva contro Pistoia, citt\u00e0 degna, secondo lui, di tali cittadini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vanni Fucci (Pistoia, &#8230; \u2013 post 1295) \u00e8 un personaggio storico del XIII secolo, originario di Pistoia. 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