{"id":1171,"date":"2011-03-15T20:05:20","date_gmt":"2011-03-15T19:05:20","guid":{"rendered":"http:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/?p=1171"},"modified":"2012-02-07T06:37:35","modified_gmt":"2012-02-07T05:37:35","slug":"vallanzasca-renato-intervista-nel-2004","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chiusoperrapina.noblogs.org\/?p=1171","title":{"rendered":"Vallanzasca Renato-Intervista nel 2004"},"content":{"rendered":"<p><strong>Vallanzasca parla di lui e degli uomini della sua banda<\/strong><br \/>\nRebibbia. 23 ottobre 2004. Braccio G8. H: 15:56<\/p>\n<p>\u00c8 acceso?<br \/>\n&#8211; S\u00ec. Pu\u00f2 parlare.<br \/>\n&#8211; Cosa vuoi sentire, ragazzo?<br \/>\n&#8211; La sua storia, signore\u2026 La sua storia.<br \/>\n&#8211; Signore. Lo sai quanto tempo era che nessuno mi chiamava cos\u00ec? La mia storia\u2026<br \/>\n&#8211; S\u00ec, signore\u2026<br \/>\n&#8211; Dunque\u2026 da dove cominciamo?<br \/>\n&#8211; Cominci dal suo nome.<br \/>\n&#8211; Renato Vallanzasca, di professione recluso. Quattro ergastoli e qualcosa<br \/>\n<!--more-->1. Origini.<\/p>\n<p>Vallanzasca Renato, di Osvaldo e Marie ******, nato a Milano, quartiere Comasina, nell\u2019anno di grazia 19**.<br \/>\nBalordo per vocazione.<br \/>\nVedi, ragazzo, \u00e8 qualche anno che c\u2019\u00e8 la teoria che se diventi delinquente \u00e8 colpa dell\u2019ambiente in cui sei cresciuto, dei tuoi che ti prendevano a sberle da piccolo\u2026<br \/>\nNon diciamo cazzate! C&#8217;\u00e8 chi nasce per fare lo sbirro, chi lo scienziato, chi per fare madre Teresa di Calcutta. Io sono nato ladro.<br \/>\nCon un amico d\u2019infanzia ci facevamo intere scatole di figurine Panini.<br \/>\nLigera per vocazione.<br \/>\nPensa che lui \u00e8 diventato avvocato\u2026<br \/>\nPoi ho cominciato coi \u201cfurti su commissione\u201d: le vicine di casa mi \u201cordinavano\u201d pezzi di ricambio per la stufa, piccoli elettrodomestici\u2026 In cambio: castagne e frittelle.<br \/>\nLa prima galera, diciamo cos\u00ec, l\u2019ho fatta presto. A otto anni.<br \/>\nMi era saltato il pallino di liberare gli animali del circo. Le sbarre non le ho mai potute soffrire\u2026<br \/>\nC\u2019era in citt\u00e0 il Medini (allora era pi\u00f9 famoso persino del Medrano!) e io, che soldi per il biglietto non ne avevo, sgattaiolavo di pomeriggio tra le roulottes a guardare le tigri.<br \/>\nGuarda oggi, guarda domani, mi \u00e8 presa una pena per quelle povere bestie\u2026 Cos\u00ec le ho fatte uscire dalle gabbie e mi sono imboscato a vederle correre sul viale.<br \/>\nMorale della favola: due minuti di gloria e cinque ore di ceffoni (c\u2019era un brigadiere con due mani che parevano badili\u2026)<br \/>\nMio padre \u00e8 venuto a prendermi la sera al Beccaria, incazzato come una iena\u2026 E a casa mi ha dato il resto.<br \/>\nA quindici anni ero un ladro-studente. Studiavo ragioneria e la sera imparavo il mestiere dalle vecchie glorie del quartiere.<br \/>\nUna volta la madama mi ha aspettato nell\u2019atrio della scuola.<br \/>\nDovevo fare gli esami di riparazione, e siccome mi stavano dietro da tutta l\u2019estate, mi ero preparato da latitante, a Finale, a casa di un\u2019amichetta col grano che era andata a fare le ferie in Corsica coi genitori.<br \/>\nArrivo tronfio la mattina del gran giorno, ma invece dell\u2019interrogazione, mi tocca l\u2019interrogatorio in Fatebenefratelli.<br \/>\nNiente esami. E niente diploma.<br \/>\nPazienza: &#8220;Sapevo benissimo che in banca sarei entrato lo stesso. Saltando il bancone&#8221;<\/p>\n<p>2. La perdita della verginit\u00e0.<\/p>\n<p>La verginit\u00e0 l\u2019ho persa nel \u201972\u2026 No, non quella che pensi te.<br \/>\nVoglio dire il primo colpo serio e il primo gabbio da uomo.<br \/>\nSupermercato Esselunga, via Monte Rosa.<br \/>\nNoi: in quattro, due per macchina. Pi\u00f9 un\u2019altra pronta per la fuga dietro via Barberini.<br \/>\nLoro: non sospettavano un cazzo.<br \/>\nIl furgone portavalori si ferma davanti alle nostre auto &#8211; avevamo simulato un tamponamento -, noi schizziamo fuori con gli AK-47 in mano. Sembra di essere a Chicago.<br \/>\nTre minuti dopo le guardie sono in ginocchio, la porta del furgone spalancata e il signor Esselunga alleggerito di 55 milioni.<br \/>\nNessuna sfiga, nessun inghippo.<br \/>\nA parte la nostra testa di cazzo.<br \/>\nI tizi con cui lavoravo allora non erano proprio delle aquile, per cui ci ritroviamo con l\u2019allarme che parte dieci minuti prima del previsto, la Mini che doveva servire per la fuga chiusa a chiave (se becco chi \u00e8 stato\u2026) e cinque tra poliziotti e guardie giurate che ci sparano addosso senza neanche intimare l\u2019Alt.<br \/>\nA quel punto spariamo anche noi.<br \/>\nDue raffiche fanno saltare una vetrina. Un colpo di .38 prende uno sbirro in un piede e io riesco appena in tempo a fermare un stronzo dei miei che aveva gi\u00e0 tolto la spoletta a una granata e la stava tirando in bocca ai fresconi.<br \/>\nLa bomba fa saltare tre macchine parcheggiate e ci copre. Noi, come Nembo Kid, ci cambiamo i vestiti nelle cabine del telefono e scappiamo con una due cavalli che qualche coglione aveva lasciato aperta.<br \/>\nTre giorni dopo si presenta a casa mia Achille Serra, allora funzionario della Squadra mobile e \u2013 per inciso \u2013 ragione per cui io sto chiuso qua dentro, e io, mostrandogli il Rolex che avevo al polso, gli faccio: \u00abCommissario, lei \u00e8 giovane, ne ha ancora di strada da fare prima di incastrarmi. Se riesce a trovare un qualunque indizio contro di me, questo \u00e8 suo\u00bb.<br \/>\nQuesto mette a soqquadro tutto per due ore, finch\u00e9 non trova nella spazzatura le buste di carta che contenevano le banconote.<br \/>\nLe avevamo strappate in mille pezzi pensando di essere furbi, ma mi sa che lui era pi\u00f9 furbo di noi.<br \/>\n\u00ab Sar\u00f2 anche giovane\u00bb mi disse \u00abma come vede l&#8217;ho incastrata. Quanto al Rolex, beh, sta meglio dove sta.\u00bb<br \/>\nCos\u00ec, la promozione a vicequestore per lui e quattro anni di carcere duro per me.<br \/>\nDico duro mica per ridere: il ricordo pi\u00f9 bello che ho di quegl\u2019anni sono questi centosettanta punti di sutura che mi vanno dall\u2019avambraccio sinistro alla chiappa destra\u2026<\/p>\n<p>3. Apoteosi. Freddo come l\u2019acciaio, tenero come una caramella mou.<\/p>\n<p>Tutta la mia vita, quella vera intendo, va dall\u2019estate \u201976 all\u2019inverno \u201977.<br \/>\nMentre stavo dentro \u2013 e glisserei sulle modalit\u00e0 \u2013 avevo messo su famiglia. Io e Consuelo, la mia ragazza, avevamo avuto un bambino, Maxim.<br \/>\nIo me ne stavo al gabbio a marcire e lui cresceva.<br \/>\nAveva quasi quattro anni.<br \/>\nCos\u00ec decido che \u00e8 ora di finirla, e mi inietto per sei mesi urina e uova marce. Mi procuro un\u2019epatite e una via di fuga.<br \/>\nScappo dall\u2019ospedale Bassi nel luglio 1976, e penso di meritarmi una vacanza.<br \/>\nTiro su moglie e prole e ci facciamo venticinque giorni tra Maratea e Positano. In assoluto i pi\u00f9 belli della mia vita.<br \/>\nTorniamo in citt\u00e0 per un po\u2019, con l\u2019idea di farci un altro paio di settimane con le palle al sole, solo che le Forze dell\u2019Ordine non sono d\u2019accordo.<br \/>\nIn viale Corsica una volante con due ragazzini di leva mi riconosce e comincia a spararmi addosso.<br \/>\nIo rispondo al fuoco, e riesco a malapena a mettere Consuelo e Maxim su un taxi. Non mi prendono per un pelo.<br \/>\nInizio la vita da latitante, ma il grano \u00e8 poco e non posso nemmeno tornare dai miei, che oramai se ne stanno rintanati chiss\u00e0 dove.<br \/>\nCos\u00ec decido che \u00e8 ora di mettersi in affari seri.<br \/>\nFu allora che nacque la Batteria o, come la chiamavano sui giornali, la \u201cBanda Vallanzasca\u201d:<br \/>\n&#8211; Antonio Col\u00eca, in arte Pinella.<br \/>\nCapace di guidare a rotta di collo qualunque cosa avesse le ruote.<br \/>\n&#8211; Mario Carluccio, il mio braccio destro, l\u2019uomo pi\u00f9 coraggioso che mi sia mai capitato di conoscere.<br \/>\n&#8211; Rossano Cochis, ex paracadutista, detto Mandingo. L\u2019uomo-mitra pi\u00f9 strepitoso che abbia mai visto. Con quell\u2019aggeggio spadroneggiava\u2026<br \/>\nCorreva incontro a chi gli sbarrava la strada. Se ne sfotteva che potessero essere in superiorit\u00e0 numerica. Da ex par\u00e0 si buttava all\u2019attacco.<br \/>\n&#8211; Vito Pesce e Claudio gatti, imbranati, fuori di melone e con una passione eccessiva per eroina e cocaina. Ma, per me, come fratelli.<br \/>\n&#8211; L\u2019Angelina, figlia di un trapezista e donna di Vito. Portava una svastica tatuata sulla schiena e quanto a coglioni dava dei punti a tanti cazzuti maschietti.<br \/>\nIn quell\u2019anno, con un arsenale di 150 pezzi tra pistole, fucili, mitragliatori e bombe ci siamo fatti settanta rapine e quattro sequestri.<br \/>\nBeninteso, sequestri s\u00ec, ma \u201calla Vallanzasca\u201d.<br \/>\nPretesi subito di differenziarmi: certo non avrei fatto l\u2019aguzzino.<br \/>\nI sequestrati dovevano godere di ogni comfort: bagno, letto, cibo e possibilmente il superfluo. Mica eravamo in Barbagia, diamine.<br \/>\nE poi pagavano pur sempre loro.<br \/>\nLe segnalazioni sugli obiettivi le ebbi direttamente a un impiegato dell\u2019Intendenza di Finanza di Milano. Mi spacciai per un funzionario delle Fiamme Gialle.<br \/>\nPreannunciato da una telefonata del mio \u2018comandante\u2019, mi presentai per un fantomatico \u2018sorteggio per verifiche patrimoniali\u2019.<br \/>\nPer\u00f2, una volta arrivato da lui mi limitai a dirgli: &#8216;Lei, che da una vita ha a che fare con i patrimoni di tutti i milanesi, se fosse al mio posto, invece di ricorrere al sorteggio a chi farebbe le pulci?&#8217;.<br \/>\nIl tipo non si fece ripetere due volte la domanda. E sai quale nome fece per primo?<br \/>\nQuello di Nino Trapani. Una moglie e due figlie, proprietario di alcuni stabili, amministratore delegato della Helen Curtis.<br \/>\nScegliemmo la primogenita, Emanuela.<br \/>\nEra bellissima, intelligente, spiritosa e, con quella timidezza tipica delle ragazzine della sua et\u00e0, sensuale e femmina come poche.<br \/>\nNei quarantuno giorni della sua prigionia non le feci mancare nulla: pasteggiava a champagne, telefonava all&#8217;amica del cuore. Riceveva regali.<br \/>\nE festeggiammo il Natale.<br \/>\nProprio come a casa sua: sotto un grande albero carico di lucine e palle colorate. Gliel\u2019avevo rubato dall&#8217;androne di un palazzo vicino.<br \/>\nInsomma, con lei stavo bene.<br \/>\nSul fatto che tra noi ci fosse una storia i giornali ci hanno ricamato su parecchio\u2026 \u201cIl bandito dagli occhi di ghiaccio e la giovane ereditiera\u201d, titolava il Corriere.<br \/>\nIl vero problema non era lei, era Nino, il padre.<br \/>\nLa prima richiesta che gli feci fu esorbitante: trenta miliardi.<br \/>\nE lui sai che mi rispose? \u00abGuaglio\u2019, perch\u00e9 non me lo dite chiaro: io vi cedo tutte le mie attivit\u00e0, Helen Curtis compresa, cos\u00ec ve la vedete voi, coi debiti che ho e con i rappresentanti sindacali&#8230;\u00bb<br \/>\nCon un napoletano cos\u00ec le trattative per un sequestro avrebbero finito per assomigliare a quelle del mercato di Forcella.<br \/>\nCi accordammo per quattro. Emanuela la riaccompagnai a casa personalmente e la consegnai alla madre.<br \/>\nVedi, questo \u00e8 il buono di quel periodo. Ma ci fu anche il marcio.<br \/>\nS\u00ec, perch\u00e9 per i giornali il \u201cBel Ren\u00e9\u201d era anche \u201cUn feroce assassino\u201d. Come dargli torto\u2026<\/p>\n<p>4. Mortacci\u2026<\/p>\n<p>Vedi, quelli erano anni mica da ridere\u2026<br \/>\nTanto per cominciare, quell\u2019anno, l\u2019attuale presidente del Consiglio si fregava le mani. Il 25 giugno la Corte Costituzionale sanciva la legittimit\u00e0 delle emissioni radiotelevisive locali.<br \/>\nNasceva la TV privata, insomma. Per contrastare il monopolio Rai,<br \/>\nche copriva le gambe alle ballerine e cacciava Dario Fo per lesa maest\u00e0 presidenziale.<br \/>\nBella trovata. Di l\u00ec a cinque anni il Cavaliere aveva gi\u00e0 fatto man bassa e il paese doveva prendersi in quel posto un altro monopolio.<br \/>\nMa questo \u00e8 il meno, il contorno\u2026<br \/>\nLa vita vera stava nelle piazze, dove il PCI diventava sempre pi\u00f9 potente mentre mezza Europa si cacava sotto.<br \/>\nA Luglio il cancelliere tedesco Schmidt fa sapere che Francia, Inghilterra e Germania non concedono prestiti se i rossi vanno al governo.<br \/>\nL\u2019ennesimo governo Andreotti rassicura, e garantisce anche Craxi, che si frega le mani in attesa della zampata.<br \/>\nI comunisti, per canto loro, cominciano a sparare.<br \/>\nA settembre viene fatto fuori il vicequestore di Biella dalle BR.<br \/>\nUn mese prima Graziano Mesina scappa dal carcere di Lecce aiutato dai Nap, i Nuclei Armati Proletari.<br \/>\nCrimine e politica vanno a braccetto. Le strade e le piazze diventano posti pericolosi. Ci sono posti di blocco ovunque.<br \/>\nE questo ci rovina gli affari.<br \/>\nCos\u00ec, tra un colpo e l\u2019altro, decido che dobbiamo dare una dimostrazione di forza, far capire ai pulotti che non ci pieghiamo.<br \/>\nM\u2019invento la beffa del secolo: i posti di blocco al contrario.<br \/>\nAspettavamo le volanti, facevamo scendere gli sbirri, li disarmavamo. E poi li spedivamo a casa a calci in culo.<br \/>\nLa sera del 30 di ottobre, per\u00f2, qualcosa va storto.<br \/>\nVito e Claudio, fatti marci di coca, si mettono a sparare alla prima jeep della polizia che incontrano.<br \/>\nIo non ce li avevo mai voluti quei due negli agguati.<br \/>\nCombinavano solo casini.<br \/>\nE loro, per dimostrarmi che erano alla mia altezza, si erano messi a fare i pistoleri solitari\u2026<br \/>\nDicevo, scaricano due caricatori sugli sbirri, questi li rincorrono e stanno per fargli il culo quando miracolosamente gli imbecilli trovano un maggiolone, tagliano la corda.<br \/>\nE restano senza benzina.<br \/>\n\u00c8 a quel punto che il dottor Premoli ha la sfiga d\u2019incrociarli in via Meda. Lo fermano, gli intimano di scendere.<br \/>\nAlla vista degli sputafuoco il medico ingrana la retro e tenta di darsi.<br \/>\nViene falciato da una sola, inutile, raffica.<br \/>\nA quel punto Milano scotta, li hanno visti in faccia e ci metteranno uno sputo a far due pi\u00f9 due.<br \/>\nIo salgo in macchina la notte stessa, direzione Lago d\u2019Iseo.<br \/>\nL\u00e0 avevamo un rifugio, una villa di un imprenditore compiacente.<br \/>\nMi tiro a lucido, giacca e cravatta per non dare nell\u2019occhio e alle due sono gi\u00e0 in autostrada.<br \/>\nAllo svincolo una pattuglia mi ferma per un controllo.<br \/>\nRipeto, in quegl\u2019anni non c\u2019era niente di strano se dei poliziotti con la mitraglietta d\u2019ordinanza ti bussavano al finestrino per chiederti i documenti.<br \/>\nGli passo patente e libretto, quello con un occhio li guarda, e con la mano slaccia la fondina.<br \/>\nA quel punto ho agito d\u2019istinto.<br \/>\nMi ricordo solo che mi girava la testa, ho visto tutto rosso e l\u2019attimo dopo gli avevo sparato in faccia.<\/p>\n<p>BUM!<\/p>\n<p>Mi butto fuori dall\u2019auto, e prendo alle gambe gli altri due, che da dietro l\u2019autopattuglia tiravano con le Beretta bifilari.<br \/>\nCon un proiettile nelle costole sgommo direzione Roma.<\/p>\n<p>5. Fine dei giochi.<\/p>\n<p>Roma. Caput Mundi. Per me, pi\u00f9 che altro cap\u2019u cazz!<br \/>\nArrivo e un segaossa da film di serie B (hai presente il dottore ubriaco che per tirarti via una pallottola ti disinfetta col whiskey, e prima di versarlo sulla ferita si fa un cicchetto?) mi massacra il fianco dove mi avevano ficcato una palla calibro 12.<br \/>\nPassa un paio di giorni in cui mi strafaccio di bucatini e morfina e viene a trovarmi questo avvocato.<br \/>\nFascista, come l\u2019amico da cui stavo nascosto. Comincia a magnificare le mie doti di combattente, per poi farmi sapere che la patria aveva bisogno di ragazzi come me.<br \/>\nAvrei dovuto semplicemente essere il braccio violento della \u201cStrategia della Tensione\u201d, qualche attentato qua e l\u00e0, un po&#8217; di sangue innocente versato.<br \/>\nInsomma avrei dovuto, parole sue, \u201cdare la spallata definitiva che avrebbe scardinato le istituzioni\u201d. In compenso avrei ottenuto quanti soldi volevo.<br \/>\nIo gli dico che ho bisogno di tempo per pensarci. Poi lo chiamo e lo invito, diciamo cos\u00ec, a trovarsi qualcun altro che faccia quelle porcate, perch\u00e9 Renato Vallanzasca \u00e8 un bandito, non un boia travestito da politicante.<br \/>\nMentre stiamo parlando tiro fuori tutto quello che i suoi amici neri vogliono combinare.<br \/>\nLo registro.<br \/>\nE glielo faccio sapere.<br \/>\nAncora oggi, l&#8217;idea di tenerlo per le palle mi piace assai. Anche pi\u00f9 di allora, visto che quello che per me era un illustre sconosciuto non lo \u00e8 certo pi\u00f9\u2026 Anche se da tempo ha indossato i panni del francescano.<br \/>\nAnni dopo, a San Vittore, finisco in cella con Concutelli, il fondatore di Ordine Nuovo. Beh, allora pi\u00f9 neri di lui non ce n\u2019erano.<br \/>\nEra uno con le palle, non aveva paura di nessuno.<br \/>\nE sai che mi racconta sull\u2019avvocato?<br \/>\n\u201c\u00c8 un boia dei Servizi\u201d dice \u201camico di quei bastardi di Delle Chiaie e Nardi, di quelli che fanno comunella con la sbirraglia pi\u00f9 infame\u201d.<br \/>\nAllora l\u2019Italia era questa roba qui, anche se a scuola non ve l\u2019insegnano, le stragi fasciste erano stragi di Stato.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, me ne sto tranquillo a Roma da qualche mese, nell\u2019appartamento di Volusia, quando il giorno di S.Valentino (febbraio mi ha sempre portato sfiga\u2026) suonano alla porta.<br \/>\nIo avevo ancora le stampelle. Cominciavo appena a riprendermi.<br \/>\nApro e mi trovo davanti un colonnello dei carabinieri.<br \/>\nCornacchia, si chiamava.<br \/>\nDa un infame avevano saputo che in quell\u2019appartamento c\u2019era qualcuno importante.<br \/>\nUn pesce grosso, insomma.<br \/>\nSolo che non sapevano chi era.<br \/>\nArrivano armi in pugno e si trovano me. Zoppo e colla barba sfatta.<br \/>\nCornacchia ci pensa sopra e mi fa: \u201cNon \u00e8 che niente niente sei quel Vallanzasca che sta cacando il cazzo a mezza Italia?\u201d<br \/>\nE io, mestamente, annuisco.<br \/>\nFine dei giochi. E sto qui dentro dal \u201977.<\/p>\n<p>&#8211; E adesso che ci fai con questa roba, ragazzo?<br \/>\n&#8211; Il cinema.<br \/>\n&#8211; Una roba tipo i film di Al Pacino? Uno Scarface all\u2019italiana?<br \/>\n&#8211; S\u00ec. Ma storico.<br \/>\n&#8211; Guarda che la storia l\u2019hanno fatta i pezzi grossi\u2026<br \/>\nQuei politicanti come quell\u2019avvocato fascista che voleva farmi mettere le bombe.<br \/>\nE i ragazzi, quelli nelle piazze. E nelle fabbriche.<br \/>\nQueste cose che ti ho raccontato non interessano pi\u00f9 a nessuno. Un tempo i pennivendoli ci facevano i soldi, ma adesso\u2026<br \/>\nE poi \u00e8 solo la storia di uno che non voleva abbassare la cresta, e in tanti anni non ci sono ancora riusciti a fargliela abbassare\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vallanzasca parla di lui e degli uomini della sua banda Rebibbia. 23 ottobre 2004. Braccio G8. H: 15:56 \u00c8 acceso? &#8211; S\u00ec. Pu\u00f2 parlare. &#8211; Cosa vuoi sentire, ragazzo? &#8211; La sua storia, signore\u2026 La sua storia. &#8211; Signore. 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